Quando acquistiamo un pezzo di pecorino al supermercato, la nostra attenzione cade quasi sempre sul prezzo al chilo e sulla stagionatura. Raramente ci soffermiamo su un dettaglio apparentemente secondario ma che potrebbe cambiare radicalmente la nostra percezione del prodotto: la porzione di riferimento indicata in etichetta. Eppure, proprio questo parametro nasconde un’insidia che pochi consumatori conoscono e che merita di essere portata alla luce.
Il gioco delle porzioni microscopiche
Avete mai notato che molte confezioni di pecorino riportano valori nutrizionali calcolati su porzioni di appena 20-30 grammi? Per avere un’idea concreta, stiamo parlando dello spessore di una fetta sottilissima, quella che potreste grattugiare su un piatto di pasta per una spolverata appena accennata. La realtà del consumo quotidiano racconta però tutt’altra storia.
Una porzione effettiva di formaggio stagionato per un adulto si aggira normalmente intorno ai 50 grammi quando consumato come secondo piatto, secondo le linee guida CREA che indicano 50 grammi come media giornaliera raccomandata per i formaggi stagionati. Non è raro raggiungere i 40-50 grammi anche solo come condimento per la pasta, in base a indagini sui consumi reali in Italia. La discrepanza tra quanto indicato sull’etichetta e quanto realmente consumiamo non è un dettaglio trascurabile: stiamo parlando di quantità che possono essere doppie o addirittura triple rispetto al riferimento.
L’impatto reale sui valori nutrizionali
Il pecorino rappresenta un concentrato di nutrienti, alcuni preziosi, altri da monitorare attentamente. Parliamo di un formaggio che contiene tra 27 e 31 grammi di grassi per 100 grammi di prodotto, di cui circa 18-20 grammi sono grassi saturi. Il contenuto di sale è altrettanto rilevante, con valori che si aggirano tra 4 e 5 grammi per etto.
Facciamo un calcolo pratico. Se l’etichetta riporta i valori per 25 grammi, potreste leggere circa 6-7 grammi di grassi e circa 1 grammo di sale. Numeri rassicuranti, quasi innocui. Ma quando la porzione reale sale a 60 grammi, vi ritrovate ad assumere 16-18 grammi di grassi e 2,4-3 grammi di sale da un unico alimento. Per chi deve controllare l’apporto di sodio o i grassi saturi, la differenza diventa sostanziale.
Perché le aziende scelgono porzioni così ridotte
La normativa europea permette ai produttori una certa discrezionalità nella scelta della porzione di riferimento per la tabella nutrizionale, purché sia ragionevolmente consumabile e basata su dati di consumo reali o medi. Per i formaggi grattugiati, le porzioni indicate oscillano tipicamente tra 20 e 40 grammi. Il termine “ragionevolmente” lascia però ampi margini interpretativi. Tecnicamente, 20 grammi di pecorino grattugiato sulla pasta potrebbero essere considerati una quantità plausibile, anche se nella pratica la maggior parte delle persone ne utilizza quantità superiori.
Questa scelta, sebbene formalmente legittima, produce un effetto ottico che gioca a favore dell’immagine nutrizionale del prodotto. Valori più bassi attirano meno preoccupazioni e rendono il formaggio apparentemente più compatibile con regimi alimentari controllati. Non si tratta necessariamente di inganno deliberato, ma certamente di una strategia comunicativa che non favorisce la piena consapevolezza del consumatore.

Come difendersi e fare scelte informate
La prima arma a vostra disposizione è la conoscenza della matematica di base. Imparate a ricalcolare i valori nutrizionali sulla quantità che realmente intendete consumare. Se l’etichetta riporta i dati per 25 grammi e voi ne consumate 50, semplicemente moltiplicate tutti i valori per due. Sembra banale, ma questo semplice passaggio mentale può cambiare completamente la vostra percezione del prodotto.
Verificate sempre se oltre alla porzione ridotta è riportata anche la tabella nutrizionale per 100 grammi: questo dato è obbligatorio per legge e rappresenta il vostro punto di riferimento oggettivo per confrontare prodotti diversi. I 100 grammi costituiscono infatti l’unica base di paragone standardizzata che permette valutazioni realmente comparative.
Consigli pratici per un consumo consapevole
- Pesate almeno una volta la quantità di pecorino che utilizzate abitualmente, sia grattugiato che a pezzi: vi sorprenderete di quanto sia facile sottostimare le grammature
- Considerate che il fabbisogno giornaliero di sale per un adulto è inferiore a 5-6 grammi secondo le linee guida OMS e SINU: una porzione abbondante di pecorino da 50-60 grammi potrebbe coprirne già il 40-50%
- Valutate il consumo settimanale complessivo di formaggi stagionati, non solo la singola occasione
Il pecorino resta un alimento di qualitÃ
Attenzione: mettere in guardia dalle porzioni fuorvianti non significa demonizzare il pecorino. Si tratta di un prodotto della tradizione casearia italiana, ricco di proteine nobili con circa 25 grammi per etto, calcio con oltre 1.000 milligrammi per 100 grammi e vitamine del gruppo B, in particolare la preziosa vitamina B12. Il problema non sta nel formaggio in sé, ma nella rappresentazione distorta che ne viene data attraverso parametri di riferimento poco aderenti alla realtà .
Un consumo moderato e consapevole di pecorino può tranquillamente inserirsi in un’alimentazione equilibrata. La chiave sta proprio nella consapevolezza: sapere esattamente cosa e quanto stiamo mangiando ci permette di bilanciare correttamente l’intera giornata alimentare, evitando sorprese sgradite quando facciamo il conto complessivo di sale e grassi assunti.
La trasparenza vera nasce dalla capacità di leggere oltre i numeri presentati in modo minimale. Ogni volta che acquistate un formaggio stagionato, dedicate trenta secondi in più a ricalcolare i valori sulla porzione reale. Questo piccolo gesto di attenzione può fare la differenza tra una scelta alimentare davvero informata e una decisione presa su basi parziali. Il vostro diritto alla corretta informazione passa anche attraverso questa capacità di decodifica critica delle etichette.
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